Io lo chiamerei “arredamento 2.0″

5 febbraio 2010

articolo del corriere.it che merita un post sul mio blog… Dopo il web 2.0 arriva anche l’arredamento 2.0,  con tutti gli annessi e connessi…

di Ennio Caretto

WASHINGTON – Olger Schubert è così innamorato della sua Ferrari che la tiene nel proprio salotto, tra dipinti libri e mobili eleganti, un adattamento premiato dalla rivista Architectural digest, la bibbia dello arredamento, come il più bel garage d’America. E poiché abita al secondo piano di un palazzo di Brentwood, a Los Angeles presso Hollywood, ha fatto costruire un ponte lungo oltre tre metri tra il salotto e la vicina strada, che corre all’altezza del primo piano, in modo da potere uscire sulla sua Ferrari.

Schubert, un disegnatore di 43 anni, ha impiegato un quinquennio e ha speso 1 milione e mezzo di dollari per realizzare questo sogno. Ma poco dopo che ci è riuscito, i coinquilini e i vicini di casa si sono ribellati, accusandolo di deturpare il paesaggio e minacciare la circolazione. Invano Schubert ha protestato di avere ottenuto 18 permessi dal comune di Los Angeles. Il comune ci ha ripensato e gli ha ordinato di abbattere il suo ponte.

La Ferrari in questione è una 512 BBi “boxer” dell’84, di colore grigio, a cui il disegnatore diede la caccia per 11 anni. Un pezzo da collezionista visibile dalla strada poco sottostante, la Tigertail (Coda di tigre), una delle più esclusive del quartiere di Brentwood, dove abitò O.J. Simpson, l’ex campione di football americano accusato – ma assolto – dell’assassinio della moglie nel ’94. Schubert la tiene come un gioiello, e la sfoggia solo a fine settimana, guidando lungo la costa del Pacifico. Ha dichiarato di non capire il risentimento dei coinquilini e dei vicini: «Forse li ha disturbati il fatto che per modificare l’appartamento e costruire il ponte, a 5 metri di altezza sul terreno, io abbia impiegato tanti anni». Ma William Burnside, il leader del gruppo che ha smosso il comune, ribatte che è questione di ambiente e sicurezza: «Schubert fece abbattere il garage che aveva a sua disposizione al pianterreno per potere andare a dormire e svegliarsi con la sua Ferrari».

Il disegnatore si è rivolto a un avvocato per bloccare l’ordinanza del comune. Ma nel frattempo, il Los Angeles Times ha messo la vicenda in prima pagina, la Tigertail è stata invasa da curiosi che occhieggiano la Ferrari da distante e la polizia municipale si è vista costretta a inviare un vigile a dirigere il traffico. Una «love story» che Schubert spera ancora di portare a lieto fine con il supporto di Architectural digest, che incoraggia questo tipo di garage per auto considerate opere d’arte, e di varie associazioni di proprietari di Ferrari. In America ve ne sono una decina, vere e proprie «lobbies» che tengono mostre e conferenze annuali, e che hanno un forte seguito popolare.


Ieri ho “scoperto” Termini Imerese!

29 gennaio 2010

Ieri sera, distrattamente, mentre cenavo, guardavo la trasmissione di Michele Santoro. Ammetto che Santoro, non mi piace affatto, però alla fine, vuoi per mancanza di alternative in TV, vuoi perchè mi piace vedere un po di “guerriglia” pseudo-politica, vuoi perchè si parlava di Sicilia, ho visto un po della puntata.

Si parlava di Termini Imerese.

Ci sono decine di spunti sui quali poter scrivere qualche riga sul mio blog.

Capire perchè Termini Imerese, a suo tempo, divenne una grossa sede di produzione di auto, pur non avendo una convenienza di mercato. (Era solo un “favore” fatto da una ricca FIAT di decine di anni fa, agli aiuti generosi che arrivavano da uno stato poco attento ai bilanci ma che cercava consenso e possibilità di sviluppo in Sicilia)

Perchè il porto di Termini Imerese è deserto, e i TIR con le auto, vanno fino Catania e poi fanno una rotta tutta particolare per il nord? (Probabilmente “qualcuno” ha interesse a far arrivare un po di soldini pure al porto di Catania, che centra ben poco geograficamente con questa situazione)

Analizzare quale può essere il vero piano di rilancio industriale (se esiste) che può salvare centinaia e centinaia di posti di lavoro, magari “trasformandoli” in dipendenti di un’attività nuova. (Potrebbero vendere la fabbrica a concorrenti esteri che sarebbero ben lieti di continuare la produzione, o potrebbero tirar fuori qualcosa di nuovo)

Ma a me, ha particolarmente colpito l’esaltazione, quasi a figura mitologica, di un certo Bossi, da parte di questo gruppo di lavoratori siciliani.

E’ noto che Bossi con le sue politiche filonordiste, nel tempo si è inimicato il Sud, ma ciononostante, qualcuno ieri sera diceva: “Preferiamo 100 volte  Bossi, che quando ha da difendere gli interessi dei suoi “conterranei” padani, punta i piedi a terra e riesce a far valere le proprie posizioni nei confronti di quello che purtroppo oramai sembra l’unico che ha facoltà di decisione suprema in Italia, che non i nostri 90 (NOVANTA) deputati e senatori siciliani, che da queste parti, non si sono fatti vedere, nemmeno per rilasciare qualche intervista”.

Non riesco a capire:

Forse gli operai sono di sinistra e quindi visto che la sicilia è “roccaforte” berlusconiana, in qualche modo, i deputati non hanno nessun interesse perchè tanto non recupererebbero voti da quelle famiglie?

Forse Berlusca ha rotto definitivamente i rapporti con la FIAT e relativi gruppi di potere che ci stanno dietro, perchè magari vede in Montezemolo alleato con Fini e Casini, un avversario più credibile di tutti quelli che ha tirato fuori e potrebbe tirare fuori nei prossimi 10 anni il Partito Democratico?

Forse la classe politica siciliana, sta vivendo (ormai da moldi decenni) una totale assenza di idee, peso politico, frammentazione che non porta a nulla, mancanza di leader carismatici e chi più ne ha, più ne metta?

Francamente ho le mie idee molto chiare in testa. Sono davvero nauseato da tutte queste persone che nonostante tutto continuano a prendere voti in maniera plebiscitaria. Nessuno di questi signori ha interesse ad alzare la voce, a proporre sviluppo, a lottare per cercare di cambiare la mentalità di un siciliano medio, che oramai ha sposato con vincolo indissolubile, la politica del “meglio un uovo oggi che una gallina domani”.

Per dovere di cronaca, e anche per solidarietà nei loro confronti, vi ricordo che gli operai che da tantissime notti sono sul tetto della fabbrica, sono stati licenziati dopo oltre 20 anni di onorato servizio, perchè la FIAT ha deciso di riassorbire le attività di pulizia dei cassoni per la raccolta dei materiali finora assegnata in appalto e gestita dalla ditta Delivery, di cui loro sono appunto dipendenti.


Noi siciliani, abbiamo più possibilità!!

22 gennaio 2010

Oggi voglio copiare qui sul mio blog, un articolo di Emanuele Lauria di Repubblica, per vari motivi:

Il primo è che ovviamente questo articolo non si visto è sulle testate on line siciliane, e sui principali quotidiani on-line; solo repubblica (per ovvi motivi) lo ha tenuto, ma solo qualche ora durante la giornata sulla home page.

Il secondo è che onestamente da grande mi piacerebbe fare il supermanager, e sto scoprendo con mio grande piacere, che il fatto di essere Siciliano, sicuramente potrebbe darmi maggiori chance, visto che in Sicilia ne abbiamo uno ogni 5,6 dipendenti regionali , percentuali che arrivano a uno ogni 50 dipendenti tra gli statatali…

eheheh

di EMANUELE LAURIA
PALERMO – Raffaele Lombardo ha lavorato sino a notte fonda, fiancheggiato dai suoi “saggi”. E alla fine ha sentenziato: alla Sicilia servono quei nove supermanager. Altri nove? Sì, altri nove. Non bastavano i 2.111 dirigenti che hanno consegnato alla Regione il record della burocrazia italiana.

Uno ogni 5,6 dipendenti. In Lombardia ce ne solo 300, uno ogni dodici impiegati. Per non parlare dello Stato, dove il rapporto è di uno a cinquanta. Ma nella pletora isolana di burocrati graduati, ha stabilito la giunta Lombardo, non ci sono le professionalità richieste. Ci vogliono gli “esterni”. E pazienza se, con le loro indennità oscillanti da 150 a 250 mila euro i prescelti graveranno per un milione mezzo di euro sul bilancio colabrodo dell’ente. Idonei e arruolati.

Per carità, non è la prima volta che si ricorre ai tecnici prelevati fuori dall’amministrazione. E anzi, durante l’era Cuffaro, fecero rumore le indennità da mezzo milione di euro accordate a fedelissimi dell’ex governatore come la responsabile dei fondi europei Gabriella Palocci o il capo dell’agenzia per i rifiuti Felice Crosta. Compensi che non hanno evitato alla Sicilia di restare all’ultimo posto della spesa delle risorse comunitarie né di scongiurare un’emergenza ambientale simile a quella che colpì la Campania.

Ma Lombardo, che della discontinuità con l’allegra gestione dell’ex amico Cuffaro ha fatto un cavallo di battaglia, ora rischia di rimanere sfregiato dalle polemiche sulla burocrazia. Gli alleati che ha estromesso dal governo – Udc e Pdl – gli hanno già fatto notare che i tecnici scelti fuori dall’amministrazione saranno pure validissimi ma non sono proprio estranei alla politica: due di essi, Nicola Vernuccio e Rossana Interlandi, fino all’anno scorso erano i commissari dell’Mpa – il partito del governatore – a Palermo e Caltanissetta. Un altro, Gesualdo Campo, è stato assessore in quota autonomista nella giunta provinciale di Catania. E un altro ancora, Mario Zappia, ex sindaco di Bronte, grazie all’appoggio dell’Mpa aveva guidato l’Ato rifiuti “Joniambiente”.

Il sindacato dei dirigenti interni della Regione chiede l’accesso agli atti delle nomine e preannuncia una pioggia di ricorsi. Stavolta con qualche chance: perché nel frattempo è entrato in vigore il decreto Brunetta che chiede di verificare se le professionalità ricercate non esistano già all’interno dell’amministrazione. E solo due giorni fa è stata pubblicata una sentenza della Corte costituzionale che, su un caso che riguarda il Piemonte, ha definito “eccessiva” la percentuale del 30 per cento di ricorso agli esterni. La stessa che vige in Sicilia. Anche la giunta Lombardo, nei giorni scorsi, si era posto il problema, andando in crisi davanti a un numero decimale. Il trenta per cento di 28 (la cifra complessiva dei posti a disposizione) fa 8,4: “Vuol dire che ne possiamo nominare otto o nove?”, si sono chiesti in giunta, dove siedono due magistrati e quattro avvocati. Un paio di giorni di impasse e decisione non imprevedibile: nove, of course.

Il governatore, che pure sta tagliando i costi della sanità, ha abbassato i compensi e messo in cantiere una riforma che dovrebbe ridurre il numero dei dirigenti, rischia di restare impantanato nelle sabbie mobili della “sua” burocrazia. La stessa che gli aveva già riservato imbarazzi nell’autunno del 2008, quando si scoprì che l’ex assessore Giovanni Ilarda – una sorta di Brunetta siciliano – aveva fatto assumere la figlia nell’ufficio di gabinetto di un altro assessore. O a luglio del 2009, quando l’allora segretario generale della Regione, Pier Carmelo Russo, chiese di andare in pensione a soli 47 anni, sfruttando le generose norme siciliane per i dipendenti che hanno un parente da accudire.

Incurante delle polemiche, Lombardo ha promosso Russo al rango di assessore. Il burocrate ha accettato manifestando legittima sofferenza. E anticipando le perplessità degli avversari politici con una mossa a effetto: rinuncerà all’indennità di carica. Non alla pensione da 6.400 euro al mese. Nell’imbarazzo del Pd, che ha accettato di collaborare con Lombardo per le riforme (e che gli ha chiesto di congelare almeno le nomine degli esterni negli uffici di gabinetto), il governatore si è scontrato con l’ultimo caso legato alla burocrazia regionale giusto ieri: quando il consigliere regionale del Pdl Salvino Caputo ha denunciato che Antonino Nobile, un funzionario che era stato arrestato per tangenti e malgrado ciò aveva fatto regolarmente ritorno in ufficio, era stato candidato da una lista collegata all’Mpa alle elezioni del 2008. Il governo, di fretta, ha sospeso Nobile dal servizio.


No smoking, be happy!

12 gennaio 2010

Proprio in questi giorni, è il quinto compleanno di una legge che a mio modestissimo avviso è stata una delle migliori leggi dell’ultimo decennio.

Sto parlando della legge che ha messo il divieto di fumo in tutti i locali pubblici.

Questa legge ha dato una svolta di grande impatto alle cattive abitudini di noi persone “civilizzate”.

Oggi sento parlare dei fumatori, i quali mi confessano che superata la prima fase di disorientamento, al solo pensiero di stare dentro un ristorante, dove magari tutti i tuoi vicini fumano mentre tu magari stai cenando, si infastidirebbero alquanto.

Be, cari lettori vi invito a fare questa brevissima riflessione: siete dei fumatori? Se la risposta è si, sappiate che se smetterete di fumare, superata una prima fase di disorientamento, quando ripenserete a voi stessi al tempo in cui eravate fumatori, capirete che senza il fumo siamo tutti delle persone migliori!


Home, sweet home…

8 gennaio 2010

Stamane, un articolo letto su Corriere.it, ha aperto in me delle riflessioni. A dire il vero le riflessioni sono aperte da qualche anno, ovvero da quando mi sono trasferito a lavorare e vivere a Roma.

Nell’ultimo decennio, i prezzi dei contratti di affitto privati sono cresciuti del 165% nelle grandi città. Nelle grandi città l’affitto porta via dal 50 al 60% di media del reddito e questo comporta un fenomeno di emigrazione verso la provincia o un ridimensionamento delle possibilità abitative. Bisogna anche tenere conto che la crisi spinge in alto la forbice degli affitti, con il conseguentemente aumento delle richieste di una casa in condivisone.

«Nelle grandi città come Roma, Milano, Torino la coabitazione tra colleghi – dice Andrea Polo di Immobiliare.it – sono le più ricercate. Da una nostra recente indagine è emerso che 59% delle coabitazioni nelle principali città italiane si realizza tra chi ha già un lavoro. C’è un fenomeno che vede in costante crescita gli over 35/40: basti pensare che negli ultimi 24 mesi sogno di vivere da soli grazie allo stipendio percepito è sempre più una chimera. Sono lontani i tempi in cui il periodo della condivisione era una soluzione solo per gli universitari».

E io che pensavo che lavorando, avrei potuto, tra gli altri, realizzare il “sogno” di avere una casetta tutta mia, pagarmi il mutuo e vivere finalmente la mia indipendenza al 100%. Purtroppo invece la verità è che l’unica unità immobiliare, economicamente accessibile per uno stipendio medio da impiegato, è il monolocale.

E voi ci vivreste in 20 metri quadrati “all inclusive”? Personalmente no! Continua la mia ricerca “bivaniale” per Roma, che costa dalle 4.000 alle 5.000 al metro… che ne dite? Non è un po troppo? Ma cosa dovrebbe succedere per far si che questi prezzi siano accessibili? Nessuno dovrebbe più comprare case o dovremmo avere stipendi agli stessi livelli dei nostri cugini europei?

Noi del sud, secondo me siamo abituati ad avere tanto spazio. Penso che oltre il 90% abiti in case di proprietà. Una grande percentuale di questo 90% è anche proprietario di case di campagna o in località estive. Certo, il tutto deriva dai sacrifici di una vita di bisnonni, nonni e genitori.

Quindi posso mettermi sul groppone un mutuo che si prende metà dei miei stipendi per i prossimi 30 anni per abitare in un buco, soprattutto alla luce del fatto che lavorativamente siamo nell’epoca della flessibilità e del precariato? Mi sa che mio malgrado continuerò a pagare affitti e condividere case con lavoratori che più o meno sono nella mia stessa posizione.


Tempo di bilanci

29 dicembre 2009

Fine anno coincide sempre con un periodo dedito ai bilanci…

Io non avevo voglia di fare bilanci magari su quello che mi succede quotidianamente nella vita (quello lo si dovrebbe fare quotidianamente), ma non volevo nemmeno dare spazio alla mera attualità/cronaca/politica…

Allora ci ha pensato “la gazzetta dello sport” a darmi l’inpun per un bel sondaggino, per “indagare” e capire chi è stato l’atleta più forte del decennio.

Personalmente non ho dubbi su chi sia, e chi mi conosce bene sa anche a chi finirà il mio voto…

Se vi va, visto che siete arrivati fino a qui, lasciatemi il vostro voto e/o la vostra opinione


Sicilia “politik-lab”…

7 dicembre 2009

Be, come detto più volte, “storicamente”, la sicilia è stata considerata per molti versi e in diverse occasioni, un “politik-lab”, dove le idee innovative che avrebbero trovato poi applicazione a livello nazionale, iniziavano a prendere forma. Come già detto in un altro precendente articolo, vige un quadro politico praticamente sconcertante, con due correnti del Partito delle Libertà che oramai sono due “partiti” a se stanti. Un presidente e un opposizione, che sono pronte a tutto “per il bene della Regione”, quindi scongiurare elezioni, quindi tenere strettina la poltroncina…

Vi copio questo articolo che fotografa questa situazione, scritto da Sebastiano Messina, su repubblica.it. Lo faccio solo perchè sul nostro quotidiano on-line (www.lasiciliaweb.it), non c’è spazio per questo tipo di articoli. Forse conviene più tenere queste manovre, a profilo basso, diciamo…

PALERMO – Ma allora, governatore, lei ha chiuso o no col centro – destra? È pronto, come chiede il Partito democratico, a dichiarare definitivamente finita l’alleanza con Berlusconi?

Raffaele Lombardo alza gli occhi al cielo, si aggiusta gli occhialini e poi, sospirando, risponde: “Ho detto che la maggioranza si è dissolta. Non basta? Posso dire che è esplosa. O che è implosa. Ma non ho altro da aggiungere”. Sulla carta, Lombardo dovrebbe essere in un vicolo cieco: il governatore eletto con un trionfale 65 per cento, il presidente di Regione con il gradimento più alto d’Italia (68,3 per cento) dopo un anno di governo si ritrova senza una maggioranza, battuto in aula con i voti del centro-destra e circondato da nemici irriducibili che si sono stancati di portare la maschera di alleati, dal potente senatore del Pdl Pino Firrarello – che ormai lo chiama “un corruttore politico” – a Totò Cuffaro, col quale un tempo si scambiavano il gallo più bello e il maiale più grasso.

Un altro si arrenderebbe. Lombardo, invece, annuncia un programma di riforme: “Una decina di punti, dalla semplificazione burocratica all’emergenza rifiuti. Mercoledì lo presenterò in aula, vedremo chi ci starà”. La verità è che lui ha una carta a sorpresa: i voti dell’opposizione. Solo il Pd può tirarlo fuori dal vicolo cieco in cui s’è cacciato. Lo farà davvero? Sì, il Pd è pronto “a dare il suo contributo”. Ponendo, si capisce, alcune condizioni. “Se Lombardo dichiara definitivamente chiusa la fallimentare esperienza del centro-destra, dopo la verifica di merito del programma e della discontinuità con i metodi clientelari del passato, noi ci assumeremo le nostre responsabilità” spiega Giuseppe Lupo, neosegretario regionale del partito.

Qualcosa dev’essere successo, se uno come Lupo – che due mesi fa rivendicava con intransigente durezza il “ruolo alternativo” del Pd rispetto a Lombardo – oggi è diventato possibilista sulla collaborazione con l’ex irriducibile avversario. Cos’è successo, esattamente? Inutile chiederlo alla sfinge Lombardo, che somiglia sempre di più a un personaggio pirandelliano: ma mentre il Gengè di “Uno, nessuno e centomila” diventa pazzo per riacciuffare le immagini che gli altri hanno di lui, Lombardo fa impazzire gli altri mostrando a ciascuno un’immagine diversa, e dunque – dopo essere stato democristiano con Cuffaro – è berlusconiano con Berlusconi, autonomista con Micciché e riformatore con Bersani.
Una mezza verità ce la consegna Giuseppe Castiglione, coordinatore del Pdl siciliano: “Micciché e Lombardo tendono la mano all’opposizione e poi mi accusano di voler consegnare la Sicilia al Pd. Volevano che rompessimo noi, ma non siamo caduti nel tranello”. L’altra mezza verità è quella di Gianfranco Micciché, l’eterno ribelle che però non ha mai disobbedito al Cavaliere. “Berlusconi mi ha detto: bisogna evitare che Lombardo vada a sinistra. Io però non avrei vergogna ad accettare un governo di minoranza composto da Mpa e Pdl Sicilia, con l’appoggio esterno del Pd: un esecutivo più tecnico che politico”. Ma siccome due mezze verità non fanno mai una verità intera, bisogna raccontare anche ciò che non si vede a occhio nudo, ovvero quella irresistibile forza magnetica che attrae il Pd verso la calamita Lombardo.

Una spinta potentissima che nasce da un calcolo matematico, arrivato fin sulla scrivania di Pierluigi Bersani. Grazie alla legge elettorale siciliana, hanno spiegato al segretario, con il 18 per cento dei voti il Pd ha avuto il 32 per cento dei seggi. La prossima volta dovrà dividere quei seggi con Cuffaro e con Di Pietro. Bene che vada, ne avrà la metà: ergo, le elezioni sarebbero una tragedia per il Pd. Aggiunge il capogruppo Antonello Cracolici, sponsor numero uno della collaborazione con Lombardo: “È un compromesso, certo. Ma l’alternativa qual è? Le elezioni. Alle quali, per sperare di vincere, saremmo costretti ad allearci con Cuffaro o con Lombardo. E allora tanto vale sperimentare prima, se l’alleanza funziona. Sì, lo so, ci sono dei rischi. Ma diciamo la verità: cosa abbiamo più da perdere, noi?”

A Palermo, città dove le voci si spargono come l’olio bollente sul marmo, si mormora di un patto segreto dalla sera del 9 novembre, quando il governatore fu avvistato al ristorante “La Scuderia” a mangiare gamberoni e cernia con Massimo D’Alema, esattamente 48 ore prima della sconfitta in aula che avrebbe aperto la crisi. Da allora nel Pd sono cominciate le riunioni. Nel gruppo parlamentare. Nella segreteria regionale. E anche a Roma. Quando Bersani ha saputo che 22 dei 29 deputati regionali non avevano nessuna intenzione di rischiare di non essere rieletti, prima ha convocato i membri siciliani della Direzione, poi ha spedito a Palermo il capo della sua segreteria politica, Filippo Penati. Con un mandato preciso: tenere unito il partito, e portare a casa la fine del centro-destra in Sicilia. Un’impresa che potrebbe risultare più difficile di quanto non sembri.

“Lombardo – avverte Enzo Bianco – è un bravissimo giocatore di poker: fa sapere di aver chiuso col centro-sinistra e aspetta che il centro-destra creda al suo bluff e accetti le sue condizioni. Ma fare un governo con un alleato di Berlusconi e con un suo sottosegretario sarebbe per noi un’ipotesi inaccettabile”. E Rita Borsellino non vuol neanche sentir parlare di patti col diavolo. “Se devo dire la mia, dico no. Come si può pensare di stare in un papocchio come quello che si profila? Sarebbe un’incoerenza imperdonabile. Io non ho ancora preso la tessera del Partito democratico proprio perché volevo stare a vedere. Se ora si facesse un governo con Lombardo, prendere quella tessera per me diventerebbe molto, molto più difficile”.


Giornata mondiale del Volontariato

5 dicembre 2009

Non è per nulla facile per me tornare a scrivere qualche riga sul mio blog. Ma lo faccio perchè ho visto un gran numero quotidiano di visitatori, che sicuramente avranno pregato un po’ per il mio caro amico Antonio. E continuano a venirmi a visitare!

Quindi per riprendere, oggi, dedico un augurio di buon lavoro a tutti i Volontari del mondo, che a vario titolo e per le più disparate categorie sociali, spendono parte del loro tempo libero, e in maniera assolutamente gratuita, ad aiutare il prossimo.

Infatti oggi è la giornata mondiale del Volontariato. Un sistema “invisibile” ma che merita l’appoggio di tutti noi. Anzi, meriterebbe appunto un po del nostro supporto, sia esso morale, economico o fisico!


Ciao Anto

17 novembre 2009

Un anno fa, quando ho iniziato a scrivere su questo blog, non avrei mai potuto immaginare di doverlo usare, per scrivere a un amico che ormai, come un soffio di vento, è volato in cielo. Chiedo a tutti voi, che per caso o volutamente state leggendo queste poche righe, di rallentare un minuto, e soffermarvi a pensare quali sono veramente le cose importanti della vita. Preghiamo per tutte le persone che ci guardano e ci proteggono dall’alto.

Una settimana fa a quest’ora ero avvolto nello sconforto totale.
Lo sconforto di chi ha appena ricevuto una notizia bruttissima.
Oggi, ho deciso di scriverti, e di scriverti qua, nonostante se è vero che tu sei da qualche parte, ci siamo già sentiti e abbiamo parlato parecchio…
Quando mi hanno detto che te n’eri andato improvvisamente, ho stentato a crederci. Invece minuto dopo minuto mi sono reso conto che la notizia era incredibilmente vera.
Da una settimana mi passano davanti gli anni più belli della mia vita.
Quando una decina di anni fa ci siamo conosciuti, la mia sensazione è stata quella di esserti già amico da una vita.
I viaggi in giro per l’italia e l’europa, le feste organizzate in tutti i locali di catania, i nostri compleanni, le nostre lauree, le partite di calcetto tra amici che poi ci hanno suggerito di organizzare quel torneo di cui ancora oggi si parla, dopo tanti anni. Tutti i tuoi amici che sono diventati i miei, e viceversa i miei che ti hanno conosciuto, stimato e apprezzato. Poi io a Roma e tu in giro per l’Italia, anche se riuscivamo a vederci sempre e cmq. Qualunque evento, riusciva sempre a diventare un occasione speciale.
Tengo qui davanti le emozioni e sono sicuro che non le dimenticherò mai.
Ho smesso di chiedermi se e come è stato possibile.
Ho smesso di chiedermi se e come si può morire di infarto a 30 anni.

Dai a tutti noi un aiutino da lassù… Spero da domani di essere una persona migliore nel mondo, e francamente spero che anche tutti i tuoi cari lo siano, perchè adesso tu ci vedi tutti insieme e noi saremo il tuo orgoglio! Come tu sei e sarai per sempre il nostro orgoglio. Tutte le persone che ci circondano, formano un puzzle, e da ora il puzzle della mia vita, vede una tessera importante, che non potrà essere più sostituita.
La musica è stata da sempre la mia più fedele compagna, nella condivisione delle emozioni.
Questa che metto sotto è una delle canzoni più belle e struggenti mai scritte.
Parla di un caro amico che non c’è più.
E’ mia dedica per te

Tvb

 

 

 


La Santanchè a nome di chi parla?

10 novembre 2009

Ieri, per l’ennesima volta in TV, si è toccato il fondo!

Una volta la domenica pomeriggio scorreva tranquilla col cruciverbone. Poi la famiglia Costanzo ha iniziato a far fare i trenini a tutti gli aspiranti VIP da 4 soldi, e adesso la tendenza è sulle “litigate”…

Le “litigate” fanno crescere parecchio l’odiens, che giustamente per alcune persone, per la legge di mercato, resta l’unico vero arbitro di quello che può e non può succedere in TV. In fondo mediaset si nasconde sempre dietro il fatto che vive di pubblicità; loro devono sposare i gusti della gente.

Inviti la Santanchè, inviti Sgarbi ed il gioco è fatto!

Ma stavolta la Santanchè con le sue dichiarazioni gridate è riuscita a zittire tutti; anche Sgarbi non è riuscito a dire mezza parola (un evento): «Maometto era poligamo e pedofilo, perché aveva nove mogli e l’ultima di 9 anni». A freddo, terminata la trasmissione, la Santanchè conferma quanto detto durante la messa in onda, precisando però di «non aver assolutamente voluto mancare di rispetto né a Maometto né agli islamici moderati: «Con il mio intervento ho inteso fare opera di informazione – aggiunge al Giornale la leader del Movimento per l’Italia -. Non tutti i nostri connazionali sono al corrente di una realtà storica considerata normale ai tempi di Maometto, ma che oggi i fondamentalisti perpetuano in maniera criminale, basti pensare a un fenomeno aberrante come l’infibulazione. So bene che molte donne islamiche vorrebbero liberarsi da tante schiavitù e in questa battaglia di civiltà sarò sempre al loro fianco. È quindi in tale contesto che va letta la mia frase su Maometto “poligamo e pedofilo”».

Be, non ho minimamente voglia di parlare di religione nel mio blog. Almeno non in questo momento. Ma da qualsiasi posto, abbia avuto origine questa “perla” storica della Santanchè (che continua a farsi chiamare così ma si tratta del cognome del suo ex marito), non accetto minimamente che in questo tempo di delicate trattative inter-religiose per integrare la convivenza pacifica tra persone di culture, origini e religioni diverse, un personaggio del genere possa mettersi a gridare in diretta TV queste bestemmie.

Concorso di colpa agli autori della trasmissione di canale 5, abilmente non stemperata dalla inconsistente presenza della D’urso, che col suo faccino da perbenista, non ha fatto nulla per cercare di mettere a tacere lo “spam” che usciva di bocca a questa (che pensate è stata pure in parlamento e presto magari ci torna grazie alla legge porcata, con i deputati decisi dalle lobbye) donna che sicuramente non parlava a nome mio, e spero nemmeno a nome delle persone che abbiano voglia di abbattere le barriere piuttosto che costruirle.

Ultimissima triste considerazione, è che praticamente è stato dato un risalto mediatico praticamente minimo a queste esternazioni. Tanto ormai l’informazione ha ben altro a cui pensare…